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GLOBALG.AP accusata di legittimare l’occupazione marocchina del Sahara Occidentale



Sahara occidentale, 30 agosto 2025 – La piattaforma internazionale “Don’t Forget Western Sahara” denuncia la grave complicità di GLOBALG.AP, il sistema privato di certificazione agricola con sede in Germania, per aver attribuito alle aziende agricole situate nei territori occupati del Sahara Occidentale certificati di “Buone pratiche agricole” e l’etichetta di “responsabili”.

Secondo la piattaforma, questa decisione non è un atto tecnico ma una scelta politica che avalla l’occupazione illegale marocchina e mina il diritto inalienabile del popolo saharawi all’autodeterminazione.


Le denunce di WSRW:

Un’inchiesta condotta da Western Sahara Resource Watch (WSRW) ha rivelato che diverse aziende marocchine operanti a Dakhla – su terreni occupati dopo l’invasione del 1979 – risultano registrate nel sistema di certificazione GLOBALG.AP. Si tratta di imprese legate alla monarchia marocchina, a politici del Makhzen e a interessi franco-marocchini, che non solo godono di permessi rilasciati da Rabat, ma vengono persino presentate come esempi di “agricoltura responsabile”.

In realtà, afferma WSRW, queste attività rappresentano uno strumento economico di colonizzazione, in palese violazione del diritto internazionale.


Tre aspetti critici:

La piattaforma Don’t Forget Western Sahara evidenzia tre conseguenze particolarmente gravi delle certificazioni GLOBALG.AP:

Legittimazione dell’occupazione – Le certificazioni mascherano l’annessione del Sahara Occidentale, rafforzando la strategia marocchina di integrazione forzata del territorio.

Negazione dei diritti dei saharawi – La popolazione legittima, sfollata nei campi profughi o sottoposta a repressione, non ha espresso alcun consenso e non trae alcun beneficio da questi progetti.

Inganno dei consumatori europei – I certificati falsificano l’origine dei prodotti, etichettandoli come “marocchini”, quando in realtà provengono da un territorio “separato e distinto” dal Marocco, come sancito dal diritto internazionale.


La giurisprudenza europea:

Il 4 ottobre 2024 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) ha stabilito che il popolo saharawi è l’unico titolare del diritto di decidere sull’uso delle risorse del Sahara Occidentale. La Corte ha inoltre chiarito che il concetto di “popolazione locale” non può essere confuso con quello di “popolo”: la maggior parte degli abitanti attuali è costituita da coloni marocchini trasferiti illegalmente.

Nonostante questo, GLOBALG.AP continua ad applicare la legislazione marocchina come se il territorio fosse parte integrante del Regno, contraddicendo apertamente i principi stabiliti dal diritto internazionale e dalle sentenze europee.


Prodotti contaminati dall’occupazione:

Secondo Don’t Forget Western Sahara, i certificati ingannevoli di GLOBALG.AP consentono l’ingresso nei mercati europei di prodotti agricoli provenienti dall’occupazione, violando le sentenze della CGUE e fuorviando i consumatori.

“Non esiste agricoltura ‘responsabile’ in un territorio occupato, né sviluppo ‘sostenibile’ in condizioni di repressione e saccheggio”, afferma la piattaforma. Dietro le etichette di responsabilità si nascondono mega-piantagioni che sottraggono acqua e suolo al popolo saharawi, mentre migliaia di coloni vengono trasferiti per alterare la demografia e impedire il referendum sull’autodeterminazione.


Le richieste della piattaforma:

La Piattaforma chiede a GLOBALG.AP di:

ritirare immediatamente le certificazioni rilasciate alle aziende marocchine nel Sahara Occidentale,

riconoscere pubblicamente che il territorio non fa parte del Marocco,

- sollecitare le autorità europee e le agenzie per la tutela dei consumatori a monitorare e sanzionare le frodi sull’etichettatura,

- invitare i distributori a sospendere la commercializzazione di prodotti agricoli provenienti dall’occupazione.


Conclusione:

L’uso del marchio GLOBALG.AP nel Sahara Occidentale appare, secondo gli attivisti, come un paravento etico che maschera l’occupazione marocchina e mina il diritto internazionale.

Il Sahara Occidentale non ha bisogno di certificazioni di “responsabilità” rilasciate da enti privati complici, ma del pieno rispetto del diritto del suo popolo a vivere libero e indipendente nella propria terra.

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