Boumerdes (Algeria), 17 agosto 2026 – Il popolo saharawi resta determinato a proseguire la propria lotta per la libertà, l’indipendenza e l’esercizio del diritto all’autodeterminazione, respingendo qualsiasi soluzione che possa compromettere quelli che considera diritti inalienabili e non negoziabili.
È quanto ha affermato Sidi Mohamed Omar, rappresentante del Fronte Polisario presso le Nazioni Unite, nonché coordinatore con la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), intervenendo a Boumerdes nell’ambito della 14ª edizione dell’Università estiva dei dirigenti del Fronte Polisario e della Repubblica Saharawi.
Nel corso della conferenza, intitolata «La causa saharawi a livello delle Nazioni Unite», il diplomatico ha ripercorso le principali tappe del dossier del Sahara Occidentale in sede ONU, soffermandosi sul processo di decolonizzazione, sul ruolo dell’Assemblea Generale e del Consiglio di Sicurezza e sulle prospettive del processo politico.
«Il popolo saharawi resta l’elemento centrale del conflitto»
Secondo Sidi Mohamed Omar, al centro della complessa equazione politica e diplomatica relativa al Sahara Occidentale rimane il popolo saharawi, che – ha sottolineato – è determinato a continuare la propria resistenza e la propria lotta attraverso tutti i mezzi legittimi per difendere i suoi diritti.
Il rappresentante del Fronte Polisario ha ribadito che tali rivendicazioni riguardano, in particolare, la libertà, l’indipendenza e la sovranità sul territorio del Sahara Occidentale, sostenendo che su questi principi la parte saharawi non intende accettare compromessi.
Il Sahara Occidentale e il processo di decolonizzazione dell’ONU:
Ripercorrendo la gestione della questione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Sidi Mohamed Omar ha ricordato che nel 1963 il Sahara Occidentale, allora Sahara spagnolo, venne inserito nell’elenco dei Territori non autonomi.
Il diplomatico ha evidenziato il significato politico e giuridico di questa classificazione, collegandola al processo di decolonizzazione previsto dalla Risoluzione 1514 (XV) del 1960 dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e al riconoscimento del diritto all’autodeterminazione dei popoli sottoposti a dominio coloniale.
Da allora, ha osservato, l’Assemblea Generale e i suoi organismi competenti, tra cui la Quarta Commissione e il Comitato speciale per la decolonizzazione (Comitato dei 24), hanno continuato a esaminare il Sahara Occidentale nell’ambito delle questioni di decolonizzazione.
Sidi Mohamed Omar ha richiamato, a questo proposito, anche la risoluzione adottata dall’Assemblea Generale il 5 dicembre 2025.
MINURSO e referendum: il nodo del processo di pace
Affrontando il ruolo del Consiglio di Sicurezza, il rappresentante saharawi ha ricordato l’istituzione della MINURSO e l’avvio del processo di identificazione degli aventi diritto al voto per il referendum previsto dal Piano di pace.
Secondo quanto riferito dal diplomatico, la Missione arrivò alla preparazione della lista provvisoria degli elettori nel gennaio 2000. Sidi Mohamed Omar ha accusato il Marocco di essersi successivamente sottratto agli impegni assunti nel quadro del Piano di pace, sostenendo che Rabat fosse consapevole del possibile esito favorevole all’indipendenza in caso di referendum libero e democratico.
Il rappresentante del Fronte Polisario ha inoltre criticato il comportamento del Consiglio di Sicurezza, sostenendo che non avrebbe adottato misure adeguate di fronte allo stallo del processo. In particolare, ha attribuito alla Francia un ruolo determinante nell’atteggiamento assunto dal Consiglio.
La Risoluzione 2797 e il principio di autodeterminazione:
Sidi Mohamed Omar si è poi soffermato sulla Risoluzione 2797 (2025) del Consiglio di Sicurezza, adottata il 31 ottobre 2025.
Secondo l’interpretazione illustrata dal diplomatico saharawi, il testo presenta due dimensioni principali. La prima, di carattere procedurale, riguarda l’invito alle parti – Fronte Polisario e Marocco – a impegnarsi in discussioni e negoziati sotto gli auspici delle Nazioni Unite, senza precondizioni, con l’obiettivo di raggiungere una soluzione politica giusta, duratura e reciprocamente accettabile.
La seconda dimensione riguarda invece la sostanza della soluzione, che – secondo Sidi Mohamed Omar – deve garantire l’autodeterminazione del popolo del Sahara Occidentale.
La proposta del Fronte Polisario:
Nel suo intervento, il diplomatico ha richiamato anche la proposta presentata dal Fronte Polisario nel 2007, descrivendola come un’iniziativa fondata su due pilastri fondamentali.
Il primo riguarda lo svolgimento di un referendum libero ed equo, comprendente le opzioni concordate dalle parti e approvate dal Consiglio di Sicurezza, attraverso il quale il popolo saharawi possa esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione.
Il secondo riguarda lo scenario successivo a un eventuale voto favorevole all’indipendenza. In tale circostanza, ha spiegato, la Repubblica Saharawi sarebbe disponibile ad avviare negoziati con il Regno del Marocco per costruire relazioni strategiche e reciprocamente vantaggiose, accompagnate da garanzie e accordi in settori considerati di interesse comune.
Sidi Mohamed Omar ha inoltre richiamato la proposta ampliata avanzata dal Fronte Polisario nel 2025, sostenendo che essa confermi la disponibilità saharawi a condividere quello che ha definito il «costo della pace», a condizione che anche la controparte dimostri una concreta volontà politica.
Secondo il diplomatico, il Fronte Polisario avrebbe così riaffermato il proprio impegno verso una soluzione pacifica del conflitto e verso la costruzione di un futuro regionale fondato sulla cooperazione, sulla stabilità e sulla convivenza pacifica tra i popoli del Maghreb.
Critiche al Marocco e al Consiglio di Sicurezza:
Analizzando l’attuale fase del processo politico, Sidi Mohamed Omar ha accusato il Marocco di non mostrare una reale volontà di procedere verso una soluzione definitiva conforme al diritto internazionale.
A suo giudizio, Rabat continuerebbe invece a consolidare la propria presenza nelle parti del Sahara Occidentale sotto il suo controllo, creando ulteriori fatti compiuti sul terreno.
Il diplomatico ha inoltre espresso forti critiche nei confronti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, accusandolo di non reagire adeguatamente alle iniziative che, secondo il Fronte Polisario, ostacolano il processo di pace e contribuiscono all’instabilità regionale.
«Nessuna mezza soluzione sull’autodeterminazione»
Concludendo il suo intervento, Sidi Mohamed Omar ha ribadito la disponibilità del Fronte Polisario a contribuire alla costruzione di una pace giusta e duratura, ma ha sottolineato che qualsiasi soluzione dovrà garantire al popolo saharawi l’esercizio effettivo del diritto all’autodeterminazione.
Il rappresentante saharawi ha definito tale diritto «inalienabile, non negoziabile, imprescrittibile e non delegabile», respingendo categoricamente quelle che ha indicato come «mezze soluzioni» incapaci, a suo giudizio, di assicurare al popolo del Sahara Occidentale la possibilità di decidere liberamente il proprio futuro.
Il messaggio emerso dalla conferenza di Boumerdes è dunque quello della continuità della posizione del Fronte Polisario: disponibilità a una soluzione politica negoziata sotto l’egida delle Nazioni Unite, ma senza rinunciare al principio dell’autodeterminazione, considerato il fondamento imprescindibile per una soluzione definitiva del conflitto del Sahara Occidentale.
