Sahara occidentale, 18 agosto 2026 – L’Associazione per il monitoraggio delle risorse e la protezione dell’ambiente nel Sahara Occidentale (AREN) denuncia la ripresa e l’espansione delle attività di pesca nelle acque al largo del territorio, sostenendo che lo sfruttamento delle risorse ittiche avvenga senza il consenso del popolo saharawi.
In una dichiarazione diffusa lunedì 17 agosto, l’organizzazione ha richiamato il diritto all’autodeterminazione e il principio della sovranità permanente dei popoli sulle proprie risorse naturali, chiedendo che qualsiasi attività economica nel Sahara Occidentale tenga conto dello status giuridico del territorio e dei diritti della popolazione saharawi.
Secondo quanto riferito da AREN sulla base delle proprie attività di monitoraggio, nelle ultime settimane sarebbe stata registrata una nuova presenza di pescherecci russi nelle acque del Sahara Occidentale. In particolare, l’Associazione segnala l’arrivo nel porto di Dakhla della nave Saronic Breeze insieme al peschereccio russo Vasiliy Lozovskiy.
AREN considera il ritorno e la presenza di queste imbarcazioni motivo di particolare preoccupazione alla luce dello status internazionale ancora irrisolto del Sahara Occidentale, inserito dalle Nazioni Unite nell’elenco dei Territori non autonomi, e dell’assenza, secondo l’organizzazione, del consenso del popolo saharawi rispetto allo sfruttamento delle risorse.
AREN: «Le risorse non possono essere sfruttate senza consenso»
L’Associazione sostiene che le risorse ittiche del Sahara Occidentale non possano essere considerate liberamente disponibili per lo sfruttamento commerciale da parte di soggetti stranieri.
Secondo AREN, ogni attività economica che interessi le risorse naturali del territorio dovrebbe rispettare il diritto del popolo saharawi a partecipare alle decisioni riguardanti l’utilizzo delle proprie ricchezze e a determinarne liberamente le modalità di gestione.
La prosecuzione delle attività denunciate, afferma l’organizzazione, rischierebbe invece di consolidare un sistema economico nel quale le risorse naturali del Sahara Occidentale generano benefici per soggetti esterni, mentre la popolazione saharawi rimane esclusa dai processi decisionali.
Le richieste dell’Associazione
Alla luce delle attività documentate, AREN ha formulato una serie di richieste rivolte agli attori coinvolti e alla comunità internazionale:
- cessazione immediata di ogni sfruttamento delle risorse ittiche del Sahara Occidentale effettuato senza il consenso del popolo saharawi;
- avvio di un’indagine indipendente e trasparente sulle attività delle navi russe operanti nelle acque del territorio, comprese le operazioni di pesca, gli scali portuali, gli sbarchi e la destinazione del pescato;
- piena trasparenza sulle società proprietarie e gestrici delle imbarcazioni, sugli accordi contrattuali, sui beneficiari delle attività di pesca e sulle entità commerciali coinvolte;
- rispetto del diritto internazionale, del diritto all’autodeterminazione e dei principi relativi alla sovranità sulle risorse naturali, nonché della giurisprudenza internazionale riguardante il Sahara Occidentale;
- accertamento delle eventuali responsabilità di aziende, imbarcazioni e altri soggetti economici che traggono profitto dallo sfruttamento delle risorse o contribuiscono a facilitarlo;
- cessazione degli accordi e dei meccanismi commerciali e logistici che, secondo l’Associazione, consentono lo sfruttamento delle risorse naturali saharawi in assenza del consenso della popolazione interessata.
«Le risorse del Sahara Occidentale non sono bottino»
AREN ha annunciato che continuerà le proprie attività di monitoraggio e documentazione dei meccanismi attraverso i quali vengono sfruttate le risorse naturali del Sahara Occidentale.
In un passaggio particolarmente netto della dichiarazione, l’Associazione afferma che «le risorse del Sahara Occidentale non sono bottino, le sue acque non sono aperte allo sfruttamento straniero e le risorse del popolo saharawi non sono una merce di scambio».
L’organizzazione conclude ribadendo che qualsiasi utilizzo delle risorse naturali del territorio, per essere considerato legittimo e sostenibile, dovrebbe basarsi sul libero e autentico consenso del popolo saharawi e produrre benefici per la popolazione del territorio, anziché rispondere esclusivamente agli interessi economici di potenze o società straniere.
