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Naâma Asfari, cresce la mobilitazione internazionale: ISHR, Parlamento messicano, Congresso della Gioventù Africana e cittadini saharawi chiedono il rilascio immediato

 


Ginevra, 16 luglio 2026 – Si intensificano gli appelli della comunità internazionale per la liberazione del prigioniero civile saharawi e difensore dei diritti umani Naâma Asfari, detenuto nel carcere marocchino di Kenitra e in sciopero della fame a tempo indeterminato dall'8 giugno 2026. Organizzazioni internazionali, parlamentari, movimenti africani e cittadini saharawi denunciano il rapido deterioramento delle sue condizioni di salute e chiedono un intervento urgente delle Nazioni Unite e della comunità internazionale.

L'allarme dell'ISHR: «La sua vita è in grave pericolo»

Il Servizio Internazionale per i Diritti Umani (ISHR), con sede a Ginevra, ha espresso forte preoccupazione per il continuo peggioramento dello stato di salute di Asfari, invitando le autorità marocchine ad adottare misure immediate per salvaguardarne la vita e ad applicare le decisioni e le raccomandazioni emanate dai meccanismi delle Nazioni Unite in relazione al suo caso e a quello dei prigionieri del gruppo di Gdeim Izik.

In una dichiarazione diffusa mercoledì, l'organizzazione ricorda che Asfari definisce il proprio sciopero della fame come una "Battaglia per la dignità", finalizzata a ottenere l'attuazione delle decisioni ONU rimaste finora inapplicate.

L'ISHR evidenzia che il protrarsi dello sciopero della fame suscita serie preoccupazioni per la sua sopravvivenza e rinnova l'invito al Marocco affinché dia piena esecuzione alle decisioni del Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura e del Gruppo di lavoro ONU sulla detenzione arbitraria.

L'organizzazione ricorda inoltre che diversi organismi delle Nazioni Unite hanno accertato gravi violazioni del diritto internazionale nel processo ai prigionieri di Gdeim Izik. In particolare, il Comitato contro la Tortura ha stabilito che le condanne si sono basate su confessioni ottenute mediante tortura e coercizione, senza che fossero svolte indagini indipendenti ed efficaci.

Anche il Gruppo di lavoro ONU sulla detenzione arbitraria, con il Parere n. 23/2023, ha definito arbitraria la detenzione dei prigionieri di Gdeim Izik, chiedendone il rilascio e adeguati rimedi conformemente al diritto internazionale.

Nonostante tali pronunce, l'ISHR sottolinea che le autorità marocchine continuano a non dare attuazione alle raccomandazioni delle Nazioni Unite, ribadendo la necessità di rispettare gli obblighi internazionali in materia di diritti umani.

Il caso di Naâma Asfari è stato inoltre citato per quattro volte nei rapporti annuali del Segretario Generale delle Nazioni Unite tra il 2018 e il 2022.

Dakhla: grande manifestazione di solidarietà nei campi profughi saharawi

Nella wilaya di Dakhla, nei campi profughi saharawi, migliaia di cittadini hanno preso parte a una manifestazione di solidarietà insieme alle autorità regionali e locali.

L'iniziativa ha voluto richiamare l'attenzione della comunità internazionale sulle critiche condizioni di salute di Asfari, ritenendo il Marocco pienamente responsabile di qualsiasi conseguenza possa mettere a rischio la sua vita.

Durante la manifestazione sono state esposte fotografie del prigioniero saharawi, descritto dai partecipanti come un simbolo di resilienza e resistenza. È stata inoltre letta una dichiarazione ufficiale che sollecita un intervento internazionale immediato per garantire la sua protezione e il rispetto dei suoi diritti fondamentali.

Il Parlamento messicano: «Liberazione immediata e senza condizioni»

Anche il Gruppo di amicizia Messico–Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) della Camera dei Deputati messicana ha chiesto l'immediata e incondizionata liberazione di Naâma Asfari.

Nel comunicato, i parlamentari ricordano che il difensore saharawi è detenuto da 15 anni per aver sostenuto pacificamente il diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione.

Il gruppo definisce la sua detenzione una grave ingiustizia e denuncia che le confessioni utilizzate nel processo sarebbero state estorte sotto tortura, circostanza già riconosciuta dagli organismi delle Nazioni Unite.

I deputati messicani esprimono inoltre forte preoccupazione per il rifiuto delle autorità marocchine di garantire cure mediche adeguate, consentire le visite dei familiari e accogliere le richieste avanzate dal detenuto durante lo sciopero della fame.

Il Parlamento messicano chiede:

- il rilascio immediato di Naâma Asfari e di tutti i prigionieri politici saharawi;

- il rispetto delle decisioni e delle raccomandazioni delle Nazioni Unite;

- cure mediche indipendenti e urgenti;

- l'accesso immediato ai familiari, agli avvocati e alle organizzazioni umanitarie internazionali;

- l'autorizzazione all'accesso del Comitato Internazionale della Croce Rossa e dell'Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani ai luoghi di detenzione dei prigionieri politici saharawi.

Il Congresso della Gioventù Africana: «La sua detenzione mina la credibilità del diritto internazionale»

Anche l'African Youth Congress (AYC), dalla capitale ugandese Kampala, ha espresso piena solidarietà a Naâma Asfari, denunciando il grave deterioramento delle sue condizioni di salute.

L'organizzazione africana ricorda che il Comitato ONU contro la Tortura ha accertato violazioni della Convenzione contro la Tortura da parte del Marocco e che il Gruppo di lavoro ONU sulla detenzione arbitraria ha stabilito nel 2023 l'illegittimità della sua detenzione.

Secondo il Congresso della Gioventù Africana, il mancato rispetto delle decisioni delle Nazioni Unite compromette la credibilità dell'intero sistema internazionale dei diritti umani.

L'AYC chiede:

- il rilascio immediato e incondizionato di Naâma Asfari;

- un'indagine internazionale indipendente sulle torture e sui maltrattamenti subiti;

- cure mediche specialistiche;

- visite regolari dei familiari;

- pieno accesso all'assistenza legale;

- protezione contro eventuali ritorsioni dovute alla sua protesta pacifica.

L'organizzazione conclude affermando che:

«Una giustizia ritardata per Naâma Asfari è una giustizia incompleta.»

Cresce la pressione internazionale:

Gli appelli provenienti da organizzazioni per i diritti umani, istituzioni parlamentari, movimenti africani e società civile si sommano alle numerose prese di posizione espresse nelle ultime settimane da associazioni internazionali e organismi delle Nazioni Unite.

Con oltre un mese di sciopero della fame e condizioni di salute sempre più critiche, cresce la pressione sulla comunità internazionale affinché intervenga con urgenza per garantire il rispetto dei diritti fondamentali di Naâma Asfari e degli altri prigionieri politici saharawi detenuti nelle carceri marocchine.

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