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Sahara Occidentale, appello del rappresentante saharawi: «Le violazioni marocchine impongono un intervento urgente della comunità internazionale»

 



Algeri, 28 giugno 2026 – Il protrarsi dell'occupazione marocchina del Sahara Occidentale e le continue violazioni dei diritti umani ai danni della popolazione saharawi richiedono un'azione immediata e concreta da parte della comunità internazionale. È questo il messaggio lanciato da Khatri Addouh, ambasciatore della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) in Algeria, nel corso di un incontro tra l'Ambasciata saharawi ad Algeri e la Rete dei giornalisti algerini solidali con la causa saharawi.

Nel suo intervento, il diplomatico ha denunciato il perdurare dell'occupazione marocchina e le gravi violazioni dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale, sottolineando che la repressione sistematica, l'assedio imposto alla popolazione e le condizioni dei prigionieri politici saharawi richiedono una risposta concreta da parte delle istituzioni internazionali.

Addouh ha ricordato le conseguenze di decenni di intimidazioni, arresti arbitrari, processi privi delle necessarie garanzie e persecuzioni contro gli attivisti saharawi. In particolare, ha richiamato l'attenzione sulla vicenda dei detenuti del gruppo Gdeim Izik, incarcerati dal 2010 e condannati a pene comprese tra i trent'anni di reclusione e l'ergastolo, dopo processi che, secondo il rappresentante saharawi, sarebbero stati caratterizzati da gravi irregolarità e dal trasferimento dei procedimenti dalla giustizia militare a quella civile.

L'ambasciatore ha inoltre ricordato che l'occupazione marocchina del Sahara Occidentale, iniziata il 31 ottobre 1975, continua a essere accompagnata da una politica di repressione che, a suo dire, comprende arresti, sequestri, interrogatori e restrizioni nei confronti della popolazione saharawi, con l'obiettivo di isolare il territorio e limitarne il monitoraggio internazionale.

Nel rendere omaggio ai prigionieri politici saharawi, Addouh ha affermato che la loro resistenza rappresenta «la dimostrazione della determinazione del popolo saharawi nel perseguire libertà e indipendenza», esprimendo al tempo stesso apprezzamento per il ruolo svolto dai media algerini nel mantenere alta l'attenzione internazionale sulla questione.

Nel corso dell'incontro è intervenuto anche il giornalista radiofonico algerino Abdelkader Boujella, che ha ribadito il sostegno dei media algerini alla causa saharawi, definendo la lotta del popolo saharawi per l'autodeterminazione una questione di «coscienza e umanità». Boujella ha chiesto la cessazione delle violazioni dei diritti fondamentali dei detenuti, l'accesso alle cure mediche e il pieno rispetto del diritto alle visite familiari.

Anche Mustafa Ait Mouhoub, presidente della Rete dei giornalisti algerini solidali con il popolo saharawi, ha spiegato che l'iniziativa è stata organizzata in risposta all'appello del prigioniero politico saharawi Naama Asfari, in sciopero della fame dall'8 giugno per denunciare le condizioni della propria detenzione e la continua violazione dei suoi diritti fondamentali.

Nel comunicato diffuso al termine dell'incontro, la Rete dei giornalisti algerini ha espresso profonda preoccupazione per le condizioni dei detenuti saharawi appartenenti al gruppo Gdeim Izik, denunciando quelle che definisce gravi violazioni del diritto internazionale umanitario e delle convenzioni internazionali sui diritti umani.

La rete ha inoltre condannato le condizioni di detenzione giudicate degradanti e ha ribadito la propria piena solidarietà a Naama Asfari e agli altri prigionieri politici saharawi, chiedendone il rispetto dei diritti fondamentali.

Nel documento viene infine richiamata la decisione del Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura, che nel 2023 ha chiesto al Marocco di conformarsi ai propri obblighi internazionali in relazione ai detenuti del gruppo Gdeim Izik, prevedendo misure di riparazione e il rispetto delle decisioni degli organismi delle Nazioni Unite.

La dichiarazione si conclude con un appello rivolto alle organizzazioni internazionali e regionali per i diritti umani, ai mezzi di informazione e alla società civile affinché intensifichino gli sforzi a sostegno dei prigionieri politici saharawi e contribuiscano a mantenere alta l'attenzione internazionale sulla situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale.


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