Roma, 11 agosto 2026 - La rappresentante del Fronte Polisario in Italia racconta la propria storia e quella del popolo sahrawi in un ampio articolo firmato da Leila Belhadj Mohamed e pubblicato il 10 agosto 2026
La storia di Fatima Mahfud, rappresentante del Fronte Polisario in Italia dal 2020, arriva sulle pagine di Vanity Fair Italia. La rivista del gruppo Condé Nast ha dedicato alla diplomatica sahrawi un ampio ritratto firmato dalla giornalista Leila Belhadj Mohamed, pubblicato il 10 agosto 2026.
Un'attenzione significativa per la vicenda del popolo sahrawi, che attraverso una testata di grande diffusione entra nel racconto culturale e sociale rivolto a un pubblico ampio, oltre i tradizionali circuiti diplomatici, politici e della solidarietà internazionale.
Dalla nascita a Dakhla alla rappresentanza diplomatica:
Nata a Dakhla il 17 dicembre 1969, quando il Sahara Occidentale era ancora sotto amministrazione coloniale spagnola, Fatima Mahfud ha attraversato alcune delle fasi più significative della storia contemporanea sahrawi.
La sua infanzia si è svolta tra Dakhla e la Mauritania. Nel 1979 attraversò il confine con l'Algeria per raggiungere i campi profughi di Tindouf. Tre anni più tardi, nel 1982, partì per Cuba insieme a centinaia di bambini sahrawi, nell'ambito dei programmi di formazione promossi dal Fronte Polisario per garantire alle nuove generazioni un'istruzione e preparare una futura classe dirigente.
Laureata in psicologia, a soli 24 anni fu nominata vice rappresentante del Fronte Polisario in Italia. Nel corso della sua carriera diplomatica ha successivamente rappresentato il popolo sahrawi in Svizzera, Svezia e presso il Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite. Parla cinque lingue e dal 2020 è alla guida della rappresentanza del Fronte Polisario in Italia.
Dakhla, L'Odissea e una questione internazionale ancora aperta:
L'articolo di Vanity Fair Italia prende spunto anche dalla recente attenzione internazionale su Dakhla, tornata al centro del dibattito dopo le riprese di alcune scene de L'Odissea, il nuovo film di Christopher Nolan. Una scelta contestata da associazioni e attivisti sahrawi.
Da questo episodio, il racconto si allarga alla storia di un popolo che da decenni vive tra esilio e occupazione, in attesa di una soluzione politica alla questione del Sahara Occidentale e del referendum di autodeterminazione previsto dal processo delle Nazioni Unite del 1991 e mai realizzato.
Attraverso la testimonianza di Mahfud, il reportage racconta anche la realtà dei campi profughi sahrawi di Tindouf, sottolineando come questi luoghi siano diventati nel tempo centri di organizzazione sociale e istituzionale.
Scuole, percorsi di formazione e professionalizzazione hanno permesso di formare insegnanti, medici, psicologi e diplomatici, in un investimento sull'istruzione sviluppato anche per contrastare l'eredità di un lungo periodo di colonialismo e l'analfabetismo che caratterizzava la popolazione sahrawi.
Il ruolo delle donne nella società sahrawi:
Un altro elemento centrale del racconto è il ruolo delle donne. La società sahrawi viene descritta attraverso una forte presenza femminile nella vita sociale, culturale e istituzionale, con una storia caratterizzata dall'incontro di influenze amazigh, arabe e africane.
La vicenda personale di Fatima Mahfud diventa così anche la testimonianza del percorso compiuto da numerose donne sahrawi, impegnate nella formazione, nella diplomazia, nella politica e nella costruzione delle istituzioni della Repubblica Araba Sahrawi Democratica.
Dalla geopolitica alla memoria di un popolo:
Il reportage affronta inoltre i cambiamenti intervenuti nel quadro internazionale negli ultimi anni, dal riconoscimento statunitense del 2020 della sovranità marocchina sul Sahara Occidentale al successivo sostegno della Spagna al piano di autonomia proposto da Rabat.
Nella prospettiva espressa da Mahfud, tuttavia, il futuro del Sahara Occidentale non può essere affidato esclusivamente alle decisioni delle grandi potenze. Al centro rimane il diritto del popolo sahrawi all'autodeterminazione e una storia che, nonostante decenni di attesa, continua a produrre identità, istituzioni e memoria collettiva.
È proprio questa dimensione personale a dare forza al racconto di Vanity Fair Italia. La vicenda di Dakhla non viene presentata soltanto come una questione geopolitica, ma come il luogo della memoria familiare e delle radici di una donna che ha trascorso gran parte della propria vita rappresentando il proprio popolo sulla scena internazionale.
Una nuova finestra sulla causa sahrawi:
La pubblicazione su Vanity Fair Italia rappresenta un'occasione importante di visibilità per la questione sahrawi. Portare la storia di Fatima Mahfud e del suo popolo sulle pagine di una testata rivolta a un vasto pubblico significa contribuire a spostare il tema oltre i confini degli ambienti diplomatici, politici e delle organizzazioni di solidarietà.
La storia raccontata da Mahfud riporta così al centro una questione che rimane tuttora irrisolta: quella del Sahara Occidentale e del diritto del popolo sahrawi all'autodeterminazione.
Un capitolo della decolonizzazione che, a più di cinquant'anni dall'inizio del conflitto, continua a interrogare la comunità internazionale.
