Secondo quanto riportato dall'agenzia SPS, Asfari motiva la sua protesta con il mancato rispetto, da parte delle autorità marocchine, delle decisioni adottate dagli organismi delle Nazioni Unite. In particolare, richiama le conclusioni del Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura del 2017 e del Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria del 2023, che hanno chiesto il rilascio dei detenuti, il risarcimento delle vittime e l'apertura di indagini sulle presunte violazioni subite.
Naama Asfari venne arrestato il 7 novembre 2010, alla vigilia dello smantellamento del campo di protesta di Gdeim Izik, nel Sahara Occidentale. Secondo gli organismi delle Nazioni Unite citati nell'articolo, la confessione utilizzata nel procedimento giudiziario sarebbe stata ottenuta sotto tortura e le autorità marocchine non avrebbero condotto indagini efficaci sulle denunce presentate dal detenuto.
Attualmente Asfari è detenuto nel carcere di Kenitra, mentre gli altri prigionieri del gruppo Gdeim Izik sono distribuiti in diversi istituti penitenziari marocchini, lontani dal Sahara Occidentale e dalle rispettive famiglie. Organizzazioni saharawi e associazioni per i diritti umani denunciano da anni condizioni di detenzione particolarmente dure, caratterizzate, secondo le loro testimonianze, da isolamento prolungato, limitazioni ai contatti con i familiari, carenze nell'assistenza sanitaria e condizioni igieniche precarie.
L'articolo della giornalista Cristina Martínez Benítez de Lugo, ripreso da SPS, sottolinea inoltre che Naama Asfari non riceve la visita della moglie, la cittadina francese Claude Mangin, dal 2018. Negli ultimi anni Mangin ha promosso numerose iniziative di sensibilizzazione, tra cui scioperi della fame e una marcia tra Francia e Spagna, per chiedere il rispetto dei diritti del marito e degli altri detenuti saharawi.
La protesta di Asfari ha suscitato una crescente mobilitazione internazionale. Diverse organizzazioni per i diritti umani, tra cui Front Line Defenders, hanno espresso preoccupazione per il progressivo peggioramento delle sue condizioni di salute e hanno sollecitato un intervento urgente della comunità internazionale.
Anche in Italia il caso è approdato in Parlamento. La deputata Laura Boldrini, presidente del Comitato permanente sui Diritti Umani della Camera dei Deputati, insieme al deputato Stefano Vaccari, coordinatore dell'Intergruppo parlamentare di amicizia con il popolo saharawi, ha presentato un'interrogazione al Governo chiedendo iniziative urgenti per la tutela di Naama Asfari e degli altri prigionieri politici saharawi detenuti nelle carceri marocchine.
Nel frattempo, la Lega dei prigionieri saharawi nelle carceri marocchine, CODESA, il Movimento per i Prigionieri Politici Saharawi (MPPS), l'Associazione francese degli Amici della Repubblica Araba Democratica Saharawi (AARASD) e numerose organizzazioni solidali stanno promuovendo appelli, petizioni e iniziative di sensibilizzazione rivolte alle Nazioni Unite, al Comitato Internazionale della Croce Rossa e ai governi affinché intervengano per garantire il rispetto dei diritti dei detenuti.
Secondo i promotori della campagna internazionale, lo sciopero della fame di Naama Asfari rappresenta un gesto estremo volto a richiamare l'attenzione sulla situazione dei prigionieri politici saharawi e sull'attuazione delle decisioni adottate dagli organismi delle Nazioni Unite in materia di diritti umani.
